domenica 23 maggio 2010

Nessuno può essersi già dimenticato della situazione meteo della scorsa settimana, quando sprazzi di sole si alternavano a scrosci d'acqua improvvisi e a volte violenti. Così è stata questa nostra giornata, in cui la serenità e la gioia dello stare insieme tra noi e con gli amici, la possibilità di godere del sole immersi in un bellissimo parco si sono alternati a lunghe e snervanti crisi di pianto.

Non è tutto perfetto. Nonostante quello che ieri scrivevo sulla tenerezza, continua ad accadere che io mi senta inadeguata, che mi chieda quale sia la cosa giusta da fare e se sia quella che sto mettendo in atto, e continua ad accadere di desiderare una bacchetta magica perché quel pianto insistente che appare immotivato smetta e il fastidio possa essere eliminato.

Davide alle 13.30, uscendo precipitosamente in cortile per accogliere il papà e il fratello di rientro dalla gara di judo, che aveva richiesto loro una levataccia alle 6 del mattino, come altre volte è caduto e si è "sbucciato" lievemente un ginocchio e il gomito. E' iniziato un pianto inconsolabile che, interrompendosi e riprendendo a fasi alterne, con punte acute di isterismo, ci ha portati fino a quest'ora.

Si è appena addormentato, ancora preoccupato di non appoggiare la ferita.

In tutta franchezza sono ancora qui in parte stremata, in parte sbalordita, a chiedermi il perché di tale reazione, con tante possibili varianti, ma senza una reale risposta convincente.

In compagnia di una famiglia di amici, abbiamo trascorso la seconda parte del pomeriggio in un bellissimo parco. Sorprendentemente ha messo i piedi a terra (cosa che fino a quel momento, ed erano le 17, non aveva ancora fatto), ha tirato i sassi nell'acqua, sempre con prudenza e circospezione si è aggirato nell'erba alta e ha lanciato aeroplanini di carta e per finire è sceso più volte dallo scivolo.

Quando sembrava tutto finito, ormai passato, da relegare nell'archivio dei ricordi delle giornate negative, il lamento ricominciava.

Abbiamo preso un fantastico gelato consolatorio per chiudere in bellezza una domenica nata male, ma non appena terminato di raschiare il fondo della coppetta, è ricominciato il lamento. "Aia", e qualche lacrima sono ben presto rovinate in una crisi senza precedenti, il tutto per evitare quei quattro passi che dalla sedia della cucina lo separavano dal divano della sala, dove lo attendeva un cartone da guardare in compagnia di tutta la famiglia.

La stanchezza, le emozioni degli ultimi giorni, con lo spettacolo di chiusura dell'anno scolastico, e la partecipazione a una festa di compleanno, il mal di pancia, la fase della crescita che sta attraversando, nella quale i capricci diventano la manifestazione chiara della mancanza del senso del limite.

Tutto è plausibile e di tutto con Maurizio abbiamo tentato. La pazienza, le coccole, le piccole concessioni, il contenimento e la chiarezza ferma del mettere un limite alle concessioni, ma nulla è servito ad estinguere definitivamente l'incendio. Adesso, che Davide dorme accanto a me, non posso ancora considerare la questione chiusa e risolta e già sorgono le prime preoccupazioni che, nonostante  chiarezza e fermezza non siano mancate, domani si possa ripresentare il medesimo problema al risveglio, con l'aggravante del fatto che ricomincia la settimana coi suoi ritmi e gli orari da rispettare.

Ho davanti il buio, di risposte e di risorse, e quand'è così so che non mi resta altro che cercare rifugio e illuminazione con tutta me stessa nella preghiera, sperando nelle ispirazioni dello Spirito. E dire che quand'è accaduto ero intenta con ogni fibra del mio essere a trovare un modo per consolare Emanuele.

La competizione di oggi non ha sortito esiti brillanti, ha perso tre incontri su quattro e si è anche fatto male durante un combattimento. Uscendo a prendere la verdura sul mercato sono passata in edicola e gli ho comprato un pacchetto di figurine in più, rispetto ai due settimanali che abbiamo stabilito, della raccolta che sta portando avanti, e magari, con 50 centesimi e un abbraccio gli avrei strappato un sorriso.

Lele però è sceso dalla macchina assolutamente sorridente e ben disposto, mentre proprio in quel momento, Davide iniziava il suo pianto. Guardandolo così, questo scorcio di giornata, sembra messo di sotto in sù, ma non è bastato un clic, come sul pc, per poterlo raddrizzare.

Avrei voluto poter accogliere "i miei eroi" al rientro a casa diversamente. Era domenica mattina, senza Lele e senza Maurizio e considerato che l'attesa si prolungava oltre il consueto, già sentivo pungere dentro la nostalgia. Avevo voglia di abbracciarli, di avere accanto finalmente mio marito.

Avrei voluto pranzare tutti assieme e non ci sarebbero stati intoppi visto che Elisa, già satolla, dormiva saporitamente nel suo lettino. Invece una banale caduta s'è messa per traverso e mi ha riportata all'umiltà del mio essere madre, con gli innumerevoli limiti umani che mi trascino dietro.

Avrei voluto rimanere di più a godermi il sole, la natura e la compagnia nel pomeriggio, ma il tempo è volato e ho fatto brillare dentro di me quello che comunque avevo avuto.

Lascio i punti di domanda, i desideri non soddisfatti, il sole, la compagnia, un'estemporanea telefonata con un'amica che da mesi non sentivo, il silenzio e la pace irreale di questo momento in fondo a questa domenica di domestico tempo variabile.

Buona notte e buona settimana con la prua puntata dritta a Colui che può far tornare a volare alta la speranza.

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la mamma

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