lunedì 31 maggio 2010

La navigazione oggi è stata davvero splendida. Complice un vento insolito per le nostre basse quote, abbiamo goduto di una luce formidabile.

In queste occasioni mi sembra che la mia anima possa trarne solo beneficio, come se Dio stesso, orchestrando una danza di elementi naturali, raggiungesse le intimità più intime e nascoste di me, e mi illuminasse da dentro. E' una luce che mi fa vedere, un invito a guardarmi e a decidere se incamminarmi verso la luce, sempre più esposta, sempre più indifesa e allo stesso tempo affidata o ripiegarmi nel buio, nel mio buio. L'unica cosa che potrei essere capace di produrre in proprio.

Il cielo era terso come non mai, solo qualche bianca nuvoletta sfrangiata dalle correnti d'aria, che anche Davide ha notato andando all'asilo. Questa mattina mi ha raggiunta in cucina, dove mi ero appena seduta al tavolo con Lele per la colazione e subito ha chiesto dove fosse il papà. "Strano!", mi sono detta, ma subito dopo, mi sono resa conto che aveva voluto usare il papà come la sua personale cartina di tornasole per capire se era giorno di scuola o di vacanza.
E' rovinato quasi immediatamente in una crisi di pianto e solo dopo, una volta sola a casa, mi sono ricordata di un versetto delle letture di ieri sul quale Maurizio aveva richiamato la mia attenzione.

Tra le mani il messalino sono andata a riguardarmelo. Sta nella lettera di S. Paolo ai Romani e parla delle tribolazioni che allenano la paziena, dalla quale poi nasce la speranza.

Grazie a Dio, in quel frangente, per quel particolare episodio, la mia coscienza non mi stava rimproverando niente. Avevo accompagnato Davide in bagno, lasciando che il mio sospiratissimo caffèlatte si affreddasse, e poi, ancora piangente, l'ho lasciato con un bacio davanti al lavandino perché si lavasse le mani e potesse far colazione anche lui. Faceva resistenza, gli ho dato un bacio (inutile tentare imposizioni) e sono tornata a tavola.

Nonostante la perenne impazienza di Lele di fronte al pianto del fratello, dopo un po' ha smesso, si è lavato ed è venuto a sedersi.

La giornata è corsa via nella normalità. Pulizie, un po' di ferro da stiro, coccole con Elisa e poi alle 15.45 sono cominciati i rientri. Quello della merenda è sempre un momento un po' concitato. Devo preparare succo e brioche e poi il latte per la piccola, ma oggi c'era anche il solito aerosol di Davide. Al tutto segue un altro cambio di pannolino e poi finalmente, si può uscire un po' in cortile.

Non volendo obbligare Elisa ancora legata alle cinture del passeggino l'ho tenuta sulle gambe e insieme abbiamo guardato i fratelli giocare poi cambio. Alle 18 l'ho rimessa giù, dove è rimasta tranquilla, e ho coinvolto Lele e Davide nella preparazione della cena. Naturalmente tutto premeditato! Ho lasciato che Davide mi aiutasse a grattuggiare le carote con il robot da cucina, mentre a Lele ho affidato la responsabilità di tagliare a dadini le verdure per il risotto.

Davide mi ha detto: "Mamma, sono contento che mi hai lasciato cucinare!".

Anche oggi non è mancata la schermaglia quotidiana tra maschi per affinarsi le unghie, ma mi sto rassegnando che non finirà tanto presto. L'importante è continuare a voler loro bene e sperare. Dio vede oltre!

Ogni notte sia un buon momento, nel buio, per ravvivare la speranza.

Buon riposo

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la mamma

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