domenica 9 gennaio 2011

A quest'ora è davvero un po' arduo recuperare tutte le riflessioni e i pensieri che per tutto il giorno hanno occupato la mia mente, ancor più arduo se si considera che vorrei, in compagnia di mio marito, godermi la seconda parte di un film che abbiamo iniziato a vedere ieri.

Chissà, forse il papà pubblicherà una sua breve recensione sul post.

Il fatto è che non so proprio da dove cominciare. Sono scesa da pochi minuti. Ogni sera, dopo aver messo a letto i pargoli, quando Davide si è addormentato dopo qualche filastrocca, mi trattengo un altro po' nella camera dei maschi.

Con le vacanze di Natale, complice la possibilità di tirar in là con l'orario, volevo fare un'esperienza di lettura di racconti in famiglia. Capitando in libreria una mattina ho acquistato un'antologia di racconti Natalizi scritti da giganti della letteratura. Un libro che stava sul bancone e mi guardava. Un libro che nella nostra libreria mancava.

Non so come, è finita che questa lettura si è trasformata in un momento intimo tra il mio primogenito e me giusto prima del sonno.

Condividere le emozioni è una di quelle esperienze che creano vicinanza. Ne parlo perché abbiamo terminato proprio stasera di leggere un racconto che di souspance in noi ne ha creata tanta.

All'inizio, come ha commentato Lele, sembrava non esserci storia. Pagine e pagine di pura descrizione di vallate e montagne che poi fanno da scenografia ad un avvenimento. Due bambini, la cui vicenda congiungerà gli abitanti di due vallate, si perdono tornando dalla visita alla nonna, nella via che attraversa il bosco che avevano percorso tante altre volte, a causa di una tormenta di neve che copre ogni punto di riferimento così da far perdere loro l'orientamento. Invece di tornare a valle, finiscono sulla cima della montagna, nel bel mezzo di un ghiacciaio. Finisce bene, ma l'esperienza dei bambini, è stata anche, dal mio punto di vista, un'esperienza di fede.

Questi bambini che nelle condizioni più angosciose non si perdono d'animo, e quando le loro risorse si esauriscono (mangiano il pane dato loro in aggiunta dalla nonna e conservato in una borsa di pelle, sanno di non doversi addormentare, si tolgono la neve dai vestiti per non bagnarsi, bevono l'estratto di caffè che avrebbero dovuto portare alla mamma per rimanere desti) viene loro incontro Dio, con uno spettacolo notturno di stelle e fenomeni di luce che li terrà ad occhi aperti fino al mattino.

La fede è sicuramente questo non perdersi d'animo e sorprendersi del Dio che, entrando in relazione con l'uomo, gli viene incontro per la stessa strada sorprendendolo con la sua grandezza. Più volte, anche se in condizioni meno critiche, mi è capitato di voler, o dover, resistere al sonno e so quanto sia dura. Nemmeno i discepoli che Cristo ha voluto accanto a sé nella passione riescono a vegliare con lui, nemmeno un'ora, per pregare.

La conclusione è che, mi sembra, che dove riesci a resistere al tuo limite incontri Dio e a tavola ho tentato, zigzagando fra le interruzioni continue di Davide per nulla interessato, di condividere questi miei pensieri con il resto della famiglia e di stimolare una riflessione.

Questo mi ha poi dato l'occasione per parlare a Lele del suo rapporto con suo fratello, che spesso avverte come una presenza insopportabile e al termine delle orazioni di rito l'ho sentito ringraziare "Per la predica della mamma". Speriamo domani non nevichi.

Il fatto è che oggi la liturgia ci proponeva il Battesimo di Gesù e nel pomeriggio sono stata, come catechista battesimale, al Battesimo di alcuni bambini della comunità. Ho scambiato quattro chiacchiere con un amico anche lui in chiesa per il servizio fotografico ed è capitato di parlare della diversità dei fratelli di sangue. La concomitanza della celebrazione e del riferimento alla consanguineità mi ha dato modo di meditare sul rapporto tra i miei figli, perché so che non saranno mai veramente fratelli finché non lo saranno nel cuore.

Essere fratelli in Cristo non è solo questione di un po' d'acqua sulla testa, in un momento in cui qualcun'altro ha fatto la scelta per noi. E' ritrovarsi uniti in Lui. E' l'amore che lega e rende fratelli, è l'amore che lega e rende genitori e figli. Solo in Cristo possiamo fregiarci del titolo di figli di Dio e quanta nuzialità c'è in tutto questo, quanto essere e diventare uno.

L'altro pensiero riguardava Gesù che oggi si mette in fila con i peccatori non essendolo. Dal peccato, pur non avendolo commesso, si lascia contaminare per prendere su di sé le conseguenze e riaprirci le porte del cielo, riannodare i fili di un rapporto interrotto tra noi e Dio. E' la stessa storia di Natale. Forse ci sarebbe più facile immaginare un figlio di Re che lascia il suo palazzo, i suoi agi e decide di rinascere, pur rimanendo figlio di Re, nella più umile delle capanne, senza alcun privilegio perché tutti, essendo lui come noi, diventiamo tutti principi come lui.

Tante riflessioni davvero, tanto dialogare in famiglia, tanta partecipazione (Davide ha lavato i piatti due volte e pulito il bagno con me) e domani si riprenderà la ferialità della navigazione e i bambini sembrano quasi desiderarlo. Anch'io, a differenza dello scorso settembre, quando la fine dell'estate mi ha sorpresa con le gomme a terra, sento di essere soprendentemente colma di energia positiva.

Buona notte naviganti, credo di avervi tediato fin troppo a lungo, e... buona settimana.

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la mamma

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