giovedì 28 luglio 2011

Ci siamo, ancora una settimana ed Emanuele prenderà un treno che lo condurrà ad Assisi. Viaggerà in compagnia di una ragazza conoscente dei nostri amici e dopo sette ore e due cambi arriverà alla stazione di Santa Maria degli Angeli, dove qualcuno penserà a prelevarlo.

Il mio cuore è un po' diviso fra la nostalgia per un figlio che non vedrò per un periodo abbastanza lungo (quindici giorni) e la contentezza per quest'occasione piovuta in tutti i sensi giù dal cielo.

Ieri, intanto, lui e Davide sono stati a pranzo da una nonna e hanno trascorso da lei anche il pomeriggio, fino a quando con Elisa non li ho raggiunti anch'io e dove, al termine della giornata lavorativa, ci ha raggiunti anche papà.

Emanuele non voleva che il fratello lo accompagnasse e ha fatto di tutto per dissuaderlo, dicendogli che non avrebbe avuto il tempo per giocare insieme a lui.

Solitamente, usando un po' di comprensione, gli concedo volentieri questi momenti di distacco per lui salutari. Il pomeriggio prima, per esempio, è stato dall'altra nonna dove ha il suo orto, germogliato in serra, per prendersene cura e ha percorso il tragitto a piedi da solo.

Ieri però, nonostante non fossi ben disposta per come il grande stava trattando il più piccolo, ho ritenuto opportuno chiedergli di concedere a Davide che restasse in sua compagnia.

Avrà due intere settimane da trascorrere lontanto da casa e se per lui saranno gratificanti, per il fratello non altrettanto. La sera, con calma, quando già era nel letto, ho provato a spiegargli che Davide soffrirà parecchio di nostalgia e che lui, come già in passato, avrebbe potuto dimostrare di essere il più grande in un modo buono, prendendosi cura del più piccolo.

Da mamma l'ho pregato di essere un po' più docile in quest'ultimo periodo di permanenza a casa e di concedere a Davide la sua compagnia e la sua attenzione. Anche per Davide in fondo, sebbene con un po' di sofferenza, sarà un tempo propizio per uscire dall'ombra del fratellone e prendere un po' di fiducia in sé stesso.

Ieri a pranzo dai nonni sembra non si sia comportato bene, lasciandoli un po' attoniti per il suo modo di rispondere a tono.

Con Maurizio dicevamo che forse il fratello di mezzo è proprio quello che soffre di più, dovendo affrontare tutte le problematiche del fratello maggiore (nei confronti di Elisa) e tutte quelle del fratello minore.

Dietro un bambino che si comporta così non c'è sempre e solo un bambino maleducato, magari c'è anche un bambino che soffre e prova, anche con modalità sicuramente sbagliate, ad affermare sé stesso, ma come spiegarlo ai nonni?

Quando ho ascoltato il racconto io ho provato molta tenerezza per mio figlio e avrei voluto abbracciarlo. Amare non credo significhi essere deboli o condiscendenti nei cofronti di atteggiamenti sbagliati. Amare, in queste occasioni, è ristabilire.

Essere genitori è un po' come indossare i panni del contadino del Vangelo: semini con fatica e tra le lacrime e raccogli con giubilo, nella gioia.

Se con mio marito dobbiamo essere per i nostri figli i primi educatori alla fede dobbiamo educare alla speranza e sforzarci di avere uno sguardo positivo e fiducioso, altrimenti finiremmo per trasmettere l'immagine di un Dio punitivo e intransigente che non assomiglia per niente a quello che Dio è in realtà per noi: un Padre buono.

Naviganti, procedete cercando il sole!

Buona giornata e che tutto intorno possa stupirvi.

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la mamma

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