martedì 4 maggio 2010

Vento di burrasca oggi, ma non come quello che imperversava fuori dalla nostra casa e lasciava cadere a terra grossi scrosci d'acqua e piegava i rami ormai coperti di foglie verdi e gemme a causa della primavera ormai inoltrata.
Si tratta di uno strano vento, che non ti sveglia di soprassalto per costringerti a correre ai ripari, ma che è ciclico e puntualmente cronometrico e si presenta ogni martedì e giovedì pomeriggio.
E' il vento tempestoso dei compiti a casa.
S'alza poco dopo pranzo e continua ad abbattersi impietoso fino a pomeriggio inoltrato, ma oggi... oggi qualcosa è cambiato.

E' tornato il vento, ma il vascello ha gloriosamente resistito ad ogni mareggiata e a sera ha veleggiato sicuro in porto su acque ormai calme.

La simbologia potrebbe far sorridere, ma è chiaro che sto parlando dell'unico fra i miei figli che frequenta le scuole elementari, e al quale settimanalmente è richiesto l'impegno dei compiti che da quest'anno si è gravato anche delle materie di studio.

Già dalla prima volta in cui gli fu assegnato un compito in prima elementare (completare qualche esercizio di pre - grafismo) ho capito che il "mio" compito sarebbe stato arduo.

Giunti ormai al termine del terzo anno mi son proposta, visti gli scarsi risultati di indurlo ad un approcio più serio, ordinato e meno dispersivo nel portare a termine questo impegno, di renderlo più autonomo e... di lasciarlo andare.

Certo, come in tutte le cose, occorre dosare bene gli ingredienti perché lo stimolo all'autonomia non venga subito come un abbandono, e il supporto concesso non diventi dipendenza.

Il tentativo di lasciare che porti a termine quanto assegnato in camera, e non in cucina con me, come è stato fino alla scorsa settimana, non posso ancora dire che abbia dato buoni esiti.

Di fatto, credo che con oggi stia nascendo in lui la coscienza che il tempo inutilmente perso lo sfianca, perché il lavoro che potrebbe essere terminato in tutta tranquillità nel giro di un paio d'ore al massimo, si prolunga per tutto il pomeriggio. Oggi, occhi gonfi e arrossati per il pianto arrivato in seguito ad una crisi di stanchezza, per consentirgli una mezz'ora di riposo assolutamente necessaria, ho dovuto lasciare che non partecipasse all'allenamento di Judo, e la cosa, credo gli sia costata.

Quest'anno però, il nostro ex piccolo che sempre più diventa grande, e al quale è giusto dare tutta la possibilità di maturare, anche soffrendo, si è accostato per la prima volta al sacramento della confessione, il che vuol dire che sta compiendo un cammino per riconoscere e distinguere il bene dal male, e decidersi per il bene. Così, ho ritenuto opportuno invitarlo, una volta solo con sé stesso, a ripensare alla giornata passata in questi termini, in intimità con Gesù, con l'unica condizione della maggior onestà possibile, e di un proposito finale per migliorare.

E' come aver messo un cartello stradale con l'indicazione di una direzione: "Per di là".

Il vento si è abbattuto, dicevo prima, ma non mi ha trascinato via con sé. Nel pomeriggio, ora dopo ora, ho fatto delle scelte, cercando di padroneggiarmi al meglio per non innervosirmi e non far sentire mio figlio inadeguato. Rimanendo con lui, ho lasciato che da solo si rendesse conto che forse è arrivato il momento di un cambio di rotta, e che non fosse la mia voce petulante e ripetitiva a costringerlo a farlo. Al termine della pausa che gli ho concesso, con un bacio e un abbraccio consolatorio e d'incoraggiamento l'ho invitato a rimettersi al lavoro, e prima di cena i compiti erano terminati.

Al rientro dal lavoro mio marito ha trovato una moglie assolutamente sorridente e soddisfatta della giornata.

Amare è come mantenere una rotta, navigando in acque tranquille o fronteggiando turbolenze. Il sentimento nasce ma è come la corrente per la chiglia o il vento per le vele, ti può portare alla deriva o lasciare a lungo in secca. L'amore è fatto di scelte, di esercizio continuo del dominio di sé, di sapienza nel trattenere e lasciar andare. L'amore è un seme gettato, e in me credo sia caduto molto in profondità, ma a volte non sai di che pianta si tratti fin che non vedi i primi germogli. Nel Vangelo Gesù parla del seminatore e le scelte nelle mie mani sono la vanga e la zappa per il contadino che impediscono alle spine di crescere e soffocare il buon seme.

Scegliere di amare purifica il cuore al punto che ancora senti soffiare il vento del sentimento che ti fa volare alto e gonfia le vele.

Che miracolo queste relazioni che impediscono al cuore di morire, che ti tengono viva, perché come madre devi rimanere sempre in piedi, sempre pronta, sempre lucida, mai accasciata o ripiegata su te stessa.

Oggi ho scelto, pur nella prova, di amare mio figlio, tutti i miei figli, e di amare mio marito.

Una piccola grande giornata, che potrebbe far parte del vissuto di molti, è stata consegnata alla memoria.

Dio doni pace agli uomini di buona volontà, la buona volontà d'amare.

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la mamma

lunedì 3 maggio 2010

Oggi è sicuramente un giorno da ricordare, nemmeno so se partire dalla fine, esplosiva veramente, e risalire la corrente, o cominciare dall'inizio, dai tanti sms che mi sono arrivati.

E' il giorno del mio 36° compleanno, e i bambini, complici con il papà, sono riusciti a tenere il gran segreto, per quasi un mese, su quello che avevano in serbo per me, e devo dire è stata un'idea davvero carina. Sono stata esentata dalla preparazione della cena e dal successivo lavaggio dei piatti serale.

Così ho potuto godermi Elisa che mi si è addormentata in braccio e sentire, come altre volte mi è capitato, la sua piccola vita nelle mie mani. E' una sensazione strana, impossibile da descrivere perché forse non coinvolge la sfera razionale di noi, ma che è vera e intensa, e che già mi era capitato di provare quando bambina appoggiavo le mani sulla schiena di uno dei miei fratelli seduto sul pavimento a giocare.

E' una sensazione che riempie di gioia, incanta, intenerisce. Prima che dormisse l'ho intrattenuto con qualche libretto dai colori vivaci e lei appoggiava le manine sulle pagine cercando di afferrare le immagini che sfuggivano alla sua presa.

Rideva, come al solito, del suo sorriso aperto e contagioso che già la contraddistingue. Con noi è rimasto per un po' Davide, che girava le pagine, divertendosi a farle sentire i versi degli animali, mentre Lele, l'unico sul divano, si riposava dalle fatiche scolastiche godendosi un cartone.

Non però un cartone di quelli che guarda qualsiasi bambino della sua età, ma uno di quelli che il papà gli recupera e che appartengono alla sua generazione come l'indimenticato: "Jeeg robot d'acciaio".

E' vero, dal mattino fino alla sera, senza sosta io sono dono per la mia famiglia, ma è altrettanto vero che anche la mia famiglia è un dono, un dono grande per me.

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la mamma

Gli aerei di carta

Non so se vi è mai capitato di avere a che fare con un gruppo di bambini tra i 4 e i 8 anni, di dover inventare un gioco per tenerli buoni, per almeno un'ora, ed avere a disposizione solo pochi fogli di carta...

A me è capitato questa Domenica e vi devo confessare che dopo un primo momento di smarrimento, mi è venuto in mente di una ricerca fatta in Internet per il mio primo figlio, in cui cercavo le istruzioni su come fare un buon aereo di carta.

Grazie a Dio, gli aerei sono piaciuti molto e così sono passato indenne (a volte i bambini sanno essere implacabili con il loro giudizio...).

A ricordo di quel momento, condivido volentieri con voi le istruzioni per costruire un paio di aerei di carta tra i migliori che ho trovato:

The best paper airplane in the world



The Sky king
(a quanto dicono le fonti in Internet, è stato inventato da un giapponese ed è l'aereo che detiene il record di permanenza in volo, ben 27,9 secondi)



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il papà

domenica 2 maggio 2010

Seduta sul divano del quale fino a un po’ di tempo fa pensavamo di liberarci, in camera di Elisa, nell’attesa che lei si addormentasse, ripensavo alla giornata. Cosa salvare di questa lunga navigazione domenicale? Già alle 7.15 si salpava. La voce di Davide ci ha costretti al risveglio e di lì a poco la piccola avrebbe dovuto far colazione, inutile provare a riaddormentarsi…

Doveva essere, nelle previsioni, una giornata semplice, poco impegnativa, con un po’ di tempo forse, per il riposo e qualche attività casalinga da portare a termine in tutta calma, ma piccoli imprevisti, come spesso accade, l’hanno trasformata in qualcos’altro.

Niente spazio per fermarsi, almeno per quel che mi riguarda e la calma che mi sono imposta ha fatto si che i tempi si prolungassero forse un po’ troppo … eppure, volevo arrivare con il giusto spirito all’appuntamento di questa sera con il nostro gruppo famiglie e questo voleva dire: niente corse! Niente ansia di arrivare per forza a tutto.

Il bagno è rimasto non pulito e domani partirò già con questa zavorra da recuperare, ma anch’io devo crescere, devo cambiare, accorgermi delle cose fuori e dentro me e agire.

Al primo posto dev’esserci sempre il bene delle persone che mi sono state affidate, che non si sono lamentate e non si lamenteranno di questo ritardo, che mette un po’ in difficoltà me, ma non toglie niente in armonia e serenità al nostro stare insieme.

Elisa dopo un po’ si è stancata di rimaner sola sul letto del fratello davanti ad un libro cartonato, ma come le ho dato attenzione le sue lacrime si sono placate. Ho steso il piumone, accantonato in un angolo in attesa di lavaggio, sul pavimento e ho messo lei sopra. Subito rotolandosi si è messa a pancia in giù. Già, la novità del fine settimana è proprio questa. Elisa riesce a passare dalla posizione prona a quella supina e viceversa. Allunga le manine per cercare di raggiungere gli oggetti che le interessano e portarseli alla bocca, nella quale sono precocemente spuntati due dentini.

Da madre “esperta” mi accorgo e mi godo questi piccoli progressi, nel bene e nel male. Quando poso il cucchiaino, automaticamente, lei capisce che la frutta è finita e subito si innervosisce perché ne vorrebbe ancora. E lo stesso fa con il bicchierino dal quale sorseggia l’acqua. Ma è sete o è un gioco nuovo?

Tornando al piumone per terra, e lei a pancia sotto, per calmarla, mentre giocava con i pantaloni della mia tuta, le carezzavo la schiena e sentivo che tra le mie dita e la sua pelle scorreva l’amore. Al diavolo la pulizia del bagno!

Maurizio, tra un viaggio e l’altro a recuperar figli, è riuscito a trapiantare due piante: quella grassa da mettere come ornamento sul balcone ed il basilico che ho acquistato, insieme alla salvia, ancora in attesa di trapianto, mercoledì al mercato.

Sono le piccole cose fatte, tra le miriadi ancora da fare, che però rendono la tua casa un posto da amare, un posto dove poter amare.

Chissà come mai, ricordavo, mentre per Elisa ormai giungeva il sonno, ad un film recentemente visto con Maurizio. Si intitola “Marley ed io”. Il primo è un cane il secondo il suo padrone. Il film è il racconto del loro rapporto, ma anche della famiglia di quest’ultimo, e dei desideri che cambiano.
Così, quando gli viene concesso di tentare la carriera tanto agognata da inviato, che comporta un cambio di residenza, abbandonando la sua scrivania da opinionista nella redazione di un altro giornale, si accorge di non essere più la stessa persona, di non avere più gli stessi desideri. La vita assieme a quelli di casa sua era diventata la cosa più importante e chiede di tornare al vecchio lavoro. E’ quello che succede un po’ anche ne: “La sporca dozzina”, più celebre film interpretato credo da Steve Martin. Quando la coppia di coniugi ottiene di realizzare i propri sogni adolescenziali, si accorge di essere cambiata.

E’ così, un po’, anche la nostra storia. Ci siamo noi, e tutto il resto ruota attorno.

Buona notte e buona navigazione!

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la mamma

sabato 1 maggio 2010

Un’altra giornata di viaggio è quasi giunta al termine. Fuori è buio e si dice che potrebbe piovere anche fra qualche ora. Una giornata che termina con uno spirito assolutamente diverso da quello del giorno precedente, uno spirito pacificato, sereno.
Troppe volte mi sono fermata a considerare che essere genitori è una fatica, e forse lo è, anzi, sicuramente lo è, ma essere genitori è più esattamente una sfida e come tale so che posso vivere l’esaltazione che una sfida con essa porta, e non l’abbattimento.
E’ una giornata che giunge in porto nella consapevolezza di chi sa di aver scelto di amare. Non è stato facile resistere alle insidie, ai toni seccati, ma poi lo Spirito di Dio è giunto in nostro soccorso, e so che ancora, e ancora, e ancora a Lui potrò ricorrere.

Questa sera, insieme, dato l’inizio del mese di maggio, abbiamo recitato una decina del rosario ed ha fatto bene, al mio cuore di madre, sentire Davide rispondere alle Ave Marie che man mano intonavo. Davvero una preghiera noiosa per un bambino, eppure lui pregava. Così, stirando per recuperare le ore di lavoro mancato nel pomeriggio, mi sono ricordata di quest’estate, quando insieme a un'amica ho pregato l’intera corona alla Porziuncola e proprio Davide, invece di rimanere con papà e Lele fuori ad aspettarci, si è fermato con noi ed ha pregato fino alla fine.
In lui a volte rivedo me bambina, solo, naturalmente, per alcuni tratti, perché lui è lui. Ieri giocando, sulla panchina in cortile, non mi ricordo come, diceva che l’autopompa dei pompieri giocattolo che avevamo tra le mani doveva andare dai bambini col raffreddore. Io, giocando, gli ho chiesto come mai avessero preso il raffreddore aspettandomi una risposta del tipo: “Perché hanno sudato – o – hanno preso freddo” e invece mi ha risposto: “Perché sono poveri”.
Mi ha stupito. Come mai questa cosa della povertà sta in lui? Chi mai gli ha parlato esplicitamente dei poveri? E poi … ultimamente va dicendo a Maurizio o a me che da grande vuole fare il papà.
“Bellissimo!”, ho pensato, vuol dire che ha un’idea positiva dell’essere padre, e poi, pensavo, non ha detto marito, ma proprio papà. E’ più facile che una bimba affermi di voler diventare mamma. Ricordo Emanuele, quand’era un po’ più piccolo, una volta ha detto di voler diventare mamma, ma era la conseguenza della sua venerazione per me. E se avesse a che fare con la sua vocazione? Non so, meglio tenere nel cuore e meditare, sulle orme di Maria.

Dicevo di come mi sia ritrovata a stirare questa sera. Oggi abbiamo partecipato alla Prima Comunione del figlio di una coppia di carissimi amici, che condividono con noi gran parte del viaggio, ed è successa una cosa buffa. Abbiamo fatto stare, tenendole in braccio, Elisa e Chiara, rispettivamente figlia e figlioccia, 20 giorni di differenza, più vecchia la prima, una di fronte all’altra. Entrambe tentavano di allungare le manine per prendersi e toccarsi e nel contempo emettevano versetti, sembrava fossero proprio in comunicazione una con l’altra, è stato divertente.

Con Lele, il più grande, giusto prima della preghiera, volto rabbuiato perché il fratello non gli consentiva di utilizzare liberamente un gioco, abbiamo parlato del suo rapporto con Davide, riuscendo, per santa ispirazione, a non farlo sentire in colpa. Chissà, a volte ho l’impressione che le mie parole, anche le più profonde e sincere, anche quelle piene d’amore, e non d’ira, non arrivino in fondo al suo cuore. Affido a Dio il messaggio, non mi resta altro se non la fede.

Adesso chiudo, perché un famiglia non sta in piedi senza la coniugalità, e il mio coniuge è solo sul divano, col mio stesso desiderio di terminare definitivamente il viaggio in un abbraccio ristoratore.
Aggiungo solo una preghiera, trovata su una rivista, che sento profondamente mia.

"O Signore della vita, che chiamandomi alla maternità mi volesti partecipe della tua potenza, io ti prego per i miei figli. U pure li ami, ma di un amore più grande, più puro, più potente del mio. Tu hai per loro silenziose parole e forze soavi a noi sconosciute. Tu sei con loro ogni ora e ne scruti la mente e il cuore. A te dunque affido la loro inesperta e insidiata giovinezza. Sii tu per loro la via, la verità, la vita, l’amico che non tradisce nell’ora del dolore. Fa’ che essi credano, perché la vita senza fede è notte disperata.
Fa che siano puri di cuore, perché senza purezza non c’è amore, ma solo egoismo.
Ascolta, o Signore, la mia preghiera accorata di madre, rendimi esempio di virtù per i miei figli e guida sicura nella difficile vita. Dona efficacia alle mie parole e forza costante alla mia opera. Consola le pene segrete del mio cuore materno e le ansie per il loro domani. Conduci infine le loro anime care dal combattimento terreno alla salvezza del Cielo, dove, riunita con loro, canteremo in eterno la tua misericordia."

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la mamma

venerdì 30 aprile 2010

E’ veramente tardi, già da un po’ sento il desiderio di un buon sonno ristoratore, ma non voglio rinunciare a scrivere questa seconda pagina del diario di bordo della nostra famiglia.
Un fine giornata burrascoso, con qualche onda che davvero ha rischiato di rovesciare il vascello.
Negli ultimi mesi sto partecipando a un corso di formazione per genitori che tiene conto anche del risvolto di educazione alla fede, e l’ultimo appuntamento aveva per tema la gelosia.
Mi sono messa sotto esame. A volte sento in me una stanchezza che oscura quasi la gioia dell’essere diventati man mano famiglia. Eppure, dicevo a me stessa accompagnando il mio secondo alla scuola materna, se sento che i miei figli non sono la mia riserva di energia, ma la causa del suo esaurimento, significa che non li sto amando veramente, non fino in fondo, non come meritano.
Significa che in fondo, nonostante tutti gli sforzi per combattere la pigrizia, in me alberga ancora parecchio egoismo o, parecchia inettitudine.
E allora, dosi massicce di preghiera, che dovrebbe essere meditazione profonda della Parola ma non lo è ancora, e una decisa inversione di rotta.
Mi blocco, quando capisco che un abbraccio prolungato arriverebbe molto più in profondità di una sgridata.
Questa sera preparavo la cena lasciando aperta la porta sul cortile da dove mi arrivava la voce del più grande che esplodeva di rabbia nei confronti del fratello più piccolo perché non rispettava le regole per tirare quattro calci a un pallone per giunta bucato. Lacrime del più piccolo che cinto dalle braccia del più grande viene depositato dentro casa con la richiesta di tenerlo lì.
E io in silenzio, per riuscire almeno a trattenermi dall’aggiungere il mio nervosismo a quello già accentuato di mio figlio.
Perché tanta stizza? Perché tanta acidità? E se dall’altra parte del cortile ci fosse stato un suo pari? Il gioco sarebbe proseguito con allegria?
Ripenso al racconto di una delle mamme durante il corso che abbraccia il figlio maggiore per placare un litigio. E io? Io riuscivo solo ad arrivare alla correzione stretta. “Non trattare tuo fratello a quel modo”, mi sarebbe venuto da dire, magari alzando un po’ la voce.
Il più piccolo rientra nei ranghi e il gioco riprende con maggior rispetto delle regole… nessun intervento da parte mia. Quando mio marito rientra dal lavoro trova una situazione tutto sommato serena. La piccola nel passeggino guarda i fratelli ed io continuo a predisporre il polpo con le patate nella marmitta perché la mia intenzione di farne dono ai miei suoceri potesse concretizzarsi.
Tutto il pomeriggio, per non dire tutto il giorno, a pensare a uno stratagemma per permettere al più grande di andare solo a far spesa col papà, e lì per lì, quando penso di averla trovata, sobbarcandomi l’onere di reggere i 15 kg. Del secondo che vuole imparare ad andare senza rotelle, mi trovo a dover fronteggiare e dirimere questa questione.
Marito e primogenito se ne vanno alla volta del centro commerciale, mentre io, interrompendo la preparazione della cena, trascorro un piacevolissimo momento di gioco con l’altro che rimane.
Giocando, invito il mezzano al rispetto delle regole e durante la cena giusto un cenno per rimarcare che se l’intento era buono, il modo è stato assolutamente sbagliato.
E’ sempre il gioco, la bici da tenere in equilibrio, a suggerirmi una via d’uscita… la fiducia. Ho fiducia nei miei figli? Come quando al ritorno da un’uscita rimbalzano a destra e a sinistra sul marciapiede nell’attesa che io apra il cancello. Si fermeranno senza andare oltre? Posso arrischiarmi a consentirlo loro? Oggi l’ho fatto ed è andata bene. Bene, devo imparare ad averne, credere in loro, nella possibilità che diventino sempre più delle belle persone. Devo, leggevo da uno stralcio d’articolo dei coniugi Zattoni Gillini, aver fiducia nel limite.
Perché? Perché non si contempla mai questa possibilità? Sempre a parar colpi quando basterebbe avere fiducia!
Stasera, per la buona notte, ho abbracciato il mio primogenito, chiedendo scusa per l’arrabbiatura scaturita dall’aver notato la sua ancora acerba capacità di organizzare il lavoro scolastico con la promessa di un mio impegno di aiutarlo a imparare e…. un “Ti voglio bene”.
Più amo e più avrò amore da dare e io amo, si, io amo la mia splendida famiglia.

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la mamma

giovedì 29 aprile 2010

Finalmente un diario di bordo. Da un po’ quest’idea mi gironzolava per la testa ed ora, con un colpo di reni violento dato alla mia stanchezza, quasi cronica in questo periodo, sono qui per realizzarla.Mi sento bene come se quest’idea fosse una profonda ispirazione dello Spirito, suo il vento che gonfia le vele di questo vascello, il vascello della mia splendida famiglia, sue le parole dettate al mio cuore perché qualcosa rimanga.

… e come è cambiata la mia vita, come sta cambiando la vita di tutti noi! Oggi leggevo su una rivista mensile, “Noi Genitori e Figli”, del frustrato desiderio di maternità e paternità degli italiani, che vorrebbero più di un figlio, e che con rammarico si fermano a uno o due, per mancanza di risorse a volte umane a volte materiali.

E io? Mi chiedevo. Che fine a fatto il mio rapporto con i desideri del mio cuore? Esistono ancora in me dei desideri? Quali? Che forza hanno?

Mi sono fermata, tra le voci dei bambini, i miei figli, che si rincorrevano nel cortile della nonna materna giocando a nascondino, e, come ero solita fare un tempo, mi sono guardata dentro e ho visto. Ho visto qualcosa di assolutamente inaspettato.

Neanche le briciole sono rimaste dei miei desideri di un tempo, quelli di quando non ero madre, non ero moglie. Io desidero essere madre, lo sento. Il mio desiderio di maternità però, non è nato, prima dei miei figli, è nato con i miei figli. Il mio desiderio di famiglia nasce e si chiarisce e prende forza nel frattempo che con mio marito costruiamo la nostra famiglia.

Proverò a raccontarla, questa famiglia, e servirà a me, prima ancora che a coloro che leggeranno, forse, questi scritti.

Buona navigazione, lo Spirito del Padre possa essere sempre la nostra luminosa stella polare.

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la mamma